Vittoria Aganoor Pompilj - Nuove Liriche

VISIONE

Tragicamente protesa dal suo

trono di nero marmo, alto nell’ombra

dei padiglioni d’oro, ella con occhio

di belva, guarda gli ammassati schiavi

giù nella polve: i sudditi ribelli

tratti là, come incatenata gregge

da scannatoio.

                      Un uomo in man solleva

un’ascia, – una d’acciaio smisurata

lamina che balena al rosso lume

del vespero – e par chieda: «Quali?»

                                                      Intorno,

sul piano, sulle rupi e sull’eccelso

trono, par piova sangue.

                                     Ecco, le labbra

della sovrana un fremito percorre

che non è di pietà: novera in fretta

i morituri. E finalmente al cenno

di colui che la interroga, improvvisa

sorgendo, e aperta la sua man vibrante

e violenta al gesto che discaccia

ogni preghiera, con voce che l’odio

fa roca, ella risponde avida: «Tutti!»

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